I primi ritrovamenti e le tecniche pił antiche

Le modellazioni di tipo preceramico (a crudo) risalgono al VI mill. aC. (Gerico, Iran settentrionale), ma i primi reperti ceramici sono datati in epoca neolitica, con oggetti di uso domestico decorati con forme ornamentali semplici secondo il sistema di impressione e incisione e con caratteri propri delle varie aree di sviluppo estese dal Mediterraneo (in Egitto figure in terracotta dell’età predinastica) all’Europa settentrionale e alla Cina, mentre la comparsa della ceramica in Africa e America avviene molto più tardi.

Uno degli sviluppi più importanti è rappresentato dalla ceramica cretese, risalente al minoico antico (2500-2200 ca a.C.) costituita da vasi e brocche a motivi vegetali, animali e figure votive e caratterizzata da tecniche ricercate quali la ceramica invetriata e “a guscio d’uovo”, particolarmente sottile. In tutta la Grecia continuò la tradizione della ceramica cretese e micenea, in particolare con la ceramica vascolare, caratterizzata da ricchezza di forme e dimensioni, da motivi geometrici (1000-700 a.C.), vegetali e orientaleggianti nei centri di Atene e Corinto, dove la produzione si distinse peri contrasti tra figure e sfondi neri e rossi tipici della ceramica attica, fino a raggiungere con lo stile “libero” (fine sec. V a.C.) una straordinaria scioltezza compositiva.

L’influenza della Grecia si divulgò in molti centri (altri ne furono meno toccati, es. la ceramica di bucchero etrusca del sec. VII-VI a.C.) e la sua impronta è riconoscibile nella produzione della Magna Grecia e di altre parti d’Italia, con estensioni in oriente, Egitto e in tutto l’occidente fino a epoca romana. Durante l’impero romano, pur sotto l’influenza del mondo ellenistico, alcuni centri di produzione si distinsero (tipica e la ceramica di Arezzo, nera a rilievo e rossa, molto imitata).